Fraternità Francescana
Madre della Riconciliazione e della Pace

Essere o non essere

Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.

Così recita Amleto, nella famosissima opera di William Shakespeare. Ed oggi è di grande attualità: Essere o non essere, questo è il problema!

Il Santo Natale ci ricorda che Colui che si è autodefinito “Io Sono Colui che Sono” (cfr. Es 3,14), cioè l’eterno Presente, l’Essere assoluto, si è fatto carne nel grembo della Vergine Maria, assumendo la condizione umana, avvolta dalla fragilità, dal limite e dalla debolezza, pienamente consapevole dell’incapacità di ogni uomo ad accoglierlo con amore: Egli si è fatto nostro fratello accettando le inevitabili conseguenze di un rifiuto reso violento dalla durezza dei cuori.

Colui che è, e che chiama tutte le cose ad essere, è rimasto ciò che è, amando sempre e nonostante tutto: sopportando gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, direbbe Shakespeare. Mai ha preso le armi contro il mare dei triboli di ogni tempo, di ogni luogo e di ogni condizione sociale, mai ha combattuto per disperderli. Al contrario, ha sempre usato misericordia, perché convertendosi tornino alla Vita.

Essere o non essere! Amare o non amare! Vivere in Cristo o non vivere! Questo è il problema!

Il Bambino di Betlemme, che contempliamo nella Sua cristallina innocenza, nella Sua infinita tenerezza, nella Sua profonda umiltà e nella Sua disarmante mitezza, rapisca il nostro sguardo interiore, riscaldi i nostri cuori ed illumini le nostre menti, affinché possiamo comprendere il mistero dell’amore umile e della piena realizzazione di ciascuno nella somiglianza con Colui che è.

Entriamo nella grotta adibita a stalla, entriamo nel nostro cuore, prepariamolo rendendolo ospitale con la greppia della povertà genuina, frutto dell’amore, nutriamo per tutti sentimenti di autentica mitezza e umiltà, accogliamo Giuseppe e Maria, sempre gravida di bontà, e meravigliati contempliamo il Bambino che prodigiosamente viene alla luce. Dice il profeta Isaia: “un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace" (Is 9,5).

Festeggiamo ogni giorno Colui che è venuto, Colui che verrà, ma soprattutto Colui che viene ogni giorno sull’altare, in poco pane e poco vino, Colui che continua ad offrirsi per noi attualizzando il Suo mistero d’amore, rivestendosi, ancora una volta, della nostra fragilità.

Con generosità, quella di Giuseppe e di Maria, offriamo Gesù che abita in noi, all’abbraccio di quanti lo cercano, perché la Gioia si diffonda e regni la Pace!

Condividiamo con Lui la via che conduce alla piena realizzazione di sé, la via dell’amore, umile e sapiente… affinché possiamo Essere!


5 dicembre 2018
www.riconciliazionepace.it


Fr. Cristoforo Amanzi ofm