Fraternità Francescana
Madre della Riconciliazione e della Pace

Il Paese dei balocchi

Ne è passato di tempo da quando, nel lontano 1881, Carlo Lorenzini, detto Collodi, pubblicò il suo romanzo dal titolo “Le avventure di Pinocchio”. Il protagonista principale era, appunto, Pinocchio, un burattino che desiderava diventare un uomo, ma che si lasciava troppo spesso distrarre dalle tentazioni della vita e, così, anziché progredire verso la maturazione interiore si lasciava travolgere dalle fuorvianti proposte di quanti incontrava lungo il cammino.

Tra questi, un certo Lucignolo, il ragazzo più svogliato e più vivace di tutta la scuola, al quale però Pinocchio voleva molto bene.

Un giorno Lucignolo invitò Pinocchio ad andare con lui in un Paese detto “dei balocchi”. Gli disse: Lì non vi sono scuole: lì non vi sono maestri: lì non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai. Il giovedì non si fa scuola: e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica. Figurati che le vacanze dell’autunno cominciano col primo di gennaio e finiscono coll’ultimo di dicembre. Ecco un paese, come piace veramente a me! Ecco come dovrebbero essere tutti i paesi civili!... Le giornate si passano baloccandosi e divertendosi dalla mattina alla sera. La sera poi si va a letto, e la mattina dopo si ricomincia daccapo.

Pinocchio si lasciò convincere e andò con Lucignolo. All’alba del giorno dopo giunsero al “Paese dei balocchi”: La sua popolazione era tutta composta di ragazzi… Nelle strade, un’allegria, un chiasso, uno strillìo da levar di cervello! Branchi di monelli da per tutto: chi giocava alle noci, chi alle piastrelle, chi alla palla, chi andava in velocipede, chi sopra un cavallino di legno: questi facevano a mosca-cieca, quegli altri si rincorrevano: altri, vestiti da pagliacci, mangiavano la stoppa accesa: chi recitava, chi cantava, chi faceva i salti mortali, chi si divertiva a camminare colle mani in terra e colle gambe in aria: chi mandava il cerchio, chi passeggiava vestito da generale coll’elmo di foglio e lo squadrone di cartapesta: chi rideva, chi urlava, chi chiamava, chi batteva le mani, chi fischiava, chi rifaceva il verso alla gallina quando ha fatto l’ovo: insomma un tal pandemonio, un tal passeraio, un tal baccano indiavolato, da doversi mettere il cotone negli orecchi per non rimanere assorditi. Su tutte le piazze si vedevano teatrini di tela, affollati di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri delle case si leggevano scritte col carbone delle bellissime cose come queste: viva i balocci! (invece di balocchi): non vogliamo più schole (invece di non vogliamo più scuole): abbasso Larin Metica (invece di l’aritmetica) e altri fiori consimili.

Pinocchio e Lucignolo, appena ebbero messo il piede dentro la città, si ficcarono subito in mezzo alla gran baraonda, e in pochi minuti diventarono gli amici di tutti. Intanto, in mezzo ai continui spassi e agli svariati divertimenti, le ore, i giorni, le settimane trascorrevano velocemente.

Dopo cinque mesi di cuccagna, senza mai leggere un libro, né andare a scuola, una mattina Pinocchio, svegliandosi, ebbe una gran brutta sorpresa: le sue orecchie si erano allungate! Cercò Lucignolo e, trovatolo, constatò che anche lui aveva le orecchie da ciuchino. Di lì a poco, istantaneamente, si trasformarono completamente in due asinelli!

Naturalmente, col senno del poi, come suol dirsi, il romanzo di Collodi, che sin dall’inizio è apparso una parodia della società di allora, oggi appare come una profezia compiuta.

Infatti, ciò che allora era un pericolo segnalato da una minoranza di buontemponi, superficiali e senza autentica fede, nonché irresponsabili e passionali, oggi è una realtà altamente diffusa, a tal punto da percepirla quotidianamente e largamente condivisa.

Una porzione dell’umanità, sempre più vasta, entra nel “Paese dei balocchi”, con il desiderio di un divertimento senza limiti e senza regole. Si tratta del tanto desiderato e promosso “edonismo”, un concetto di vita che attraversa tutte le generazioni e che si pone come un nuovo idolo dominante, a tal punto da coinvolgere l’intero sistema e rendere buona parte del mondo un autentico “Paese dei balocchi”.

I segni sono eclatanti.

I valori morali sono in declino e il vizio dilaga, grazie ai tanti Lucignoli che in politica, nel sociale e attraverso i mass-media, propongono astutamente e abilmente, con sorrisi e fine malizia, quanto di più attraente e devastante si trova sulla piazza dei piaceri egoistici.

Gli adulti aborriscono soffrire e invecchiare, vestono come adolescenti fino ad apparire ridicoli, iniettando nei giovani la paura di crescere. Da qui al desiderio del “tutto e subito”. Il senso del sacrificio per conseguire obiettivi è sconosciuto sempre a più persone – non solo ai giovani, ma anche a tanti maturi e anziani che si ostinano a non crescere. L’insuccesso non è letto come una sfida o una lezione, ma come una buona ragione per desistere. Ed i potenti di turno, quelli senza scrupoli, e non sono pochi, servono su un piatto d’oro il divertimento, quotidiano, sempre più intenso, di qualunque genere, dalle droghe all’alcool, dal sesso alle scommesse, dai video giochi ai programmi televisivi e cinematografici sempre più devastanti, fino a rendere, gradualmente ma efficacemente, l’horror un piacere, il Male un bene e il Bene un male.

E il “Paese dei balocchi”, dove tutti diventano asini – con tutto il rispetto per questi simpatici animali, che nella Bibbia sono simboli di umiltà, ma anche di regalità e di nobiltà d’animo – si amplia a dismisura e si popola ogni giorno di più e chi abita nelle vicinanze è costretto a subirne le risate deliranti, le urla agghiaccianti, le bestemmie assordanti, le parole insignificanti, i gesti irrispettosi, le decisioni irresponsabili (già, perché non solo disturbano col chiasso, ma inquinano l’aria e la rendono irrespirabile anche per chi vive nel paese accanto).

All’uomo e alla donna di fede, a chi crede in Gesù, unica via che conduce al Padre, ricco di misericordia, oltre che sopportare e offrire la propria sofferenza per la conversione dei cuori e delle menti, affinché ci sia un radicale cambio di mentalità, non resta altro che la testimonianza e la preghiera viva per una umanità più sapiente.


9 febbraio 2019
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Fr. Cristoforo Amanzi ofm