Fraternità Francescana
Madre della Riconciliazione e della Pace

Francesco… grande perché piccolino!


I discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è il più grande nel Regno dei Cieli?». Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me». (Mt 18,1-5)

La risposta di Gesù ai discepoli, che chiedono chi sia il più grande nel Regno dei Cieli, è disarmante. Gesù pone al centro della loro attenzione (in mezzo a loro) un bambino e li invita ad avere lo stesso atteggiamento di fiducia e docilità, di semplicità e umiltà, nella purezza e nella mitezza del cuore. Sono le caratteristiche dei santi! Coloro che, convertendosi, cioè cambiando mentalità attraverso il Vangelo, e facendosi piccoli secondo quanto indicato da Gesù, sono diventati grandi. Uno tra i tanti è Francesco d’Assisi, definito l’Alter Christus.

Lui, grande nell’amore, si definiva piccolino. Infatti, nell’ultimo anno della sua vita, nell’esprimere le sue ultime volontà, scrisse nel suo testamento: «Fermamente voglio obbedire al ministro generale di questa fraternità e ad altro guardiano che gli sarà piaciuto di assegnarmi. E così voglio essere prigioniero nelle sue mani, che io non possa andare o fare oltre l'obbedienza e la volontà sua, perché egli è mio signore» (FF 124). Poi continuò, in riferimento all’osservanza di quanto aveva scritto: «E chiunque osserverà queste cose, sia ricolmo in cielo della benedizione dell'altissimo Padre, e in terra sia ricolmo della benedizione del suo Figlio diletto con il santissimo Spirito Paraclito e con tutte le potenze dei cieli e con tutti i santi. E io frate Francesco piccolino, vostro servo, per quel poco che posso, confermo a voi dentro e fuori questa santissima benedizione». (FF 131)

Era innamorato di Gesù, dell’Amore vivo e vero, e meditava continuamente le Sue parole e le Sue opere, contemplando l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione: difficilmente gli riusciva di pensare ad altro! (cfr FF 467)

Da questo traeva la sua profonda spiritualità:

-         la preghiera assidua, fino a trasformarsi egli stesso in preghiera vivente (cfr FF 682);

-         la devozione profondissima alla Madre di Gesù, che circondava di amore indicibile perché aveva reso Dio nostro fratello e ci aveva ottenuto la misericordia, che elesse Avvocata sua e dei suoi (cfr FF 1165);

-         la fede viva nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, che invitava a ricevere degnamente: «Dobbiamo anche confessare al sacerdote tutti i nostri peccati e ricevere da lui il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo» (FF 189); invitava anche ad avere «tutta la riverenza e tutto l'onore al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, nel quale tutte le cose che sono in Cielo e in Terra sono state pacificate e riconciliate a Dio onnipotente» (FF 217);

-         l’amore verso la Parola di vita, nella quale trovava le orme del suo Signore e che, sola, Lo rendeva presente nelle mani del sacerdote: «Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all'ignoranza che certuni hanno riguardo al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte che, santificano il corpo. Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola. Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole medianti le quali siamo stati creati e redenti "da morte a vita"» (FF 207/a);

-         il desiderio irrinunciabile dell’Altissima povertà, quella che discendeva dall’Amore appassionato del Figlio di Dio e della Madre poverella (cfr FF 1117); la confrontava al tesoro nascosto nel campo del Vangelo ed era alimento dell’umiltà (cfr FF 1118);

-         la ferma consapevolezza di aver ricevuto in dono, dal Signore, dei fratelli (cfr FF 116) e che l’affetto fraterno fosse il primo annuncio evangelico, tanto da contagiare i suoi frati: «Si amavano l'un l'altro con un affetto profondo, e a vicenda si servivano e procuravano il necessario, come farebbe una madre col suo unico figlio teneramente amato» (FF 1446);

-         la dedizione alla Riconciliazione e alla Pace nell’abbraccio del Crocifisso, del Suo sacrificio d’Amore; divenne l’araldo della Pace restaurando i cuori, la Casa del Signore che stava andando in rovina: Francesco, alcuni giorni dopo aver abbracciato il lebbroso, entrò nella chiesa di San Damiano, quasi in rovina e abbandonata da tutti, si prostrò in preghiera davanti al Crocifisso e sentì provenire dall'immagine la voce di Cristo: «Francesco, va', ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina» (FF 593).
La sua testimonianza di vita ci accompagni lungo il nostro cammino e ci renda autentici riconciliatori e pacificatori, con Maria, la Madre del Principe della Pace!

  

Fr. Cristoforo Amanzi ofm

04 ottobre 2018

Festa di San Francesco

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