Fraternità Francescana
Madre della Riconciliazione e della Pace

La dignità delle donne... e la violenza


Sollecitato dall’ondata positiva di una sensibilità crescente circa la necessità di arginare l’attuale violenza contro le donne, di seguito espongo alcuni pensieri personali che propongo come contributo dal punto di vista cristiano-cattolico su un tema molto delicato e complesso.
Di fronte ad ogni atto di violenza, fisico o psico-spirituale, non vi è dubbio che l’animo umano provi un disagio. In modo particolare quando ciò vada ad esprimersi nei confronti della debolezza e della fragilità. La gravità della violenza, fino alla soppressione dell’altro/a, soprattutto quando gratuita e sproporzionata, è un punto non negoziabile perché lede la dignità della persona e il diritto alla vita.
In questa ottica, ben venga ogni iniziativa contro la violenza sulle donne!
Tali iniziative vanno ovviamente inquadrate nel problema più generale della diffusione della cultura della violenza e della morte alla quale spesso assistiamo inermi. È una cultura che aborrisce alcuni crimini ma ne giustifica altri, altrettanto gravi e di gran lunga più numerosi. Pensiamo a quanti bambini e bambine vengono privati della vita nel grembo materno o a quanti ragazzi e ragazze, fin dalla loro tenera età, vengono strumentalizzati e schiavizzati, abusati e violati nella loro dignità, in molte parti del mondo (o forse in tutte?), fino al loro utilizzo nello spaccio di droga, in azioni di terrorismo, in guerra…
In questo orizzonte, l’impegno contro la violenza sulle donne rappresenta un doveroso specifico contributo!
La dottrina cattolica, pur con qualche difficoltà in alcuni periodi storici, da tempo oramai superati, pur auspicando leggi che disciplinino saggiamente le relazioni umane, tese ad attenuare e, dove possibile, eliminare violenze e soprusi, ritiene che la soluzione sia in un cambiamento di mentalità che coinvolge tutti, nella consapevolezza dei limiti umani e nel desiderio di una vita qualitativamente elevata e protesa verso un compimento che supera l’orizzonte terreno.
È per questo che essa legge l’episodio primordiale dell’omicidio di Abele da parte del fratello Caino come un atto terribilmente grave ma, nel contempo, un segno del grave malessere di Caino, che necessita di tempo per una guarigione indispensabile nell’orizzonte di una vita che si dilata all’infinito. Gesù dirà «non sono venuto perché il peccatore muoia ma perché si converta e viva». La denuncia, quindi, è nei confronti del peccato e delle sue conseguenze e ciascuno è invitato a non lasciarsi coinvolgere.
La vita è sacra, appartiene a Dio, a Colui che, per noi cristiani, nel desiderio del pieno compimento di ciascuno in Cristo, interagisce con sapienza e amore, non volendo perdere alcuno, a qualunque razza o religione appartenga.
Al fine di far meglio comprendere il cuore di Dio, Papa Luciani parlava di un Dio che ama come padre ma ancor di più come madre.
E l’autentica Chiesa, che è Madre, così si esprime nel Catechismo, sintesi della dottrina cattolica:
L'unità del Matrimonio confermata dal Signore appare in maniera lampante anche dalla uguale dignità personale sia dell'uomo che della donna, che deve essere riconosciuta nel mutuo e pieno amore (1645);
Creando l'uomo "maschio e femmina", Dio dona la dignità personale in egual modo all'uomo e alla donna… ambedue infatti sono stati creati ad immagine e somiglianza del Dio personale (2334).
Da quanto sopra, emerge con forza la pari dignità dell’uomo e della donna, chiamati nella relazione e nella reciprocità a completarsi nell’autentico amore che, solo, armonizza e rende a immagine e somiglianza di Dio.
La violenza contro le donne, quindi, non soltanto produce e deve produrre sconcerto e condanna, ma, insieme alle molteplici malvagità che accompagnano il cammino di maturazione di ciascuno, chiama tutti noi a una maggiore consapevolezza circa le sue profonde origini, che la dottrina cristiana individua nella mancanza di autentico amore.

Fr. Cristoforo Amanzi ofm

01 Giugno 2018

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(Immagine di Maria Cirillo)