San Cesareo – Introduzione all’Adorazione Eucaristica Corpus Domini e Giubileo Francescano
Siamo davanti a Gesù Sacramentato. Oggi celebriamo il Corpus Domini, e questo nostro incontro acquista un significato particolarmente intenso e profondo.
Perché ci troviamo insieme questa sera? È una domanda importante. Sabato prossimo terrò qui una catechesi su san Francesco e la sua lotta contro il demonio. Si tratta di un incontro inserito nel programma diocesano e, come molti altri, potrebbe essere considerato semplicemente una delle tante iniziative proposte nel corso dell’anno.
Mentre preparavo quella catechesi, però, ho compreso qualcosa di più. Ho capito perché il Signore ci chiama a ritrovarci oggi: perché voi, come Fraternità Francescana, siete direttamente coinvolti nel cammino di questo Giubileo francescano.
La conferenza che terrò avrà certamente il suo valore, ma sarà una tra molte. Questa sera, invece, siamo qui per qualcosa di diverso: per metterci alla presenza di Gesù e lasciarci interrogare da Lui.
Voi siete una fraternità francescana e questo Giubileo vi riguarda in modo particolare. Penso anche a Padre Cristoforo, francescano autentico, profondamente radicato nello spirito di san Francesco. Proprio per questo l’adorazione di questa sera diventa un momento privilegiato per chiedere al Signore che cosa voglia dire alla vostra fraternità.
Fissiamo dunque lo sguardo su di Lui.
Che cosa vuole comunicarci il Signore attraverso questo Giubileo? Quale invito ci rivolge?
Ogni Giubileo è un tempo di grazia. È un momento in cui ci si ferma per guardare il cammino percorso, come accade negli anniversari più significativi della vita. Ci si ferma per verificare se si è rimasti fedeli alla strada indicata da Dio, per riconoscere i doni ricevuti, le fragilità vissute e le opportunità che ancora attendono di essere accolte.
Dopo questa sosta, si riparte con rinnovato slancio, lasciandosi guidare dalle ispirazioni che il Signore dona a chi sa ascoltare con cuore attento e disponibile.
Ecco perché sono qui questa sera. Permettetemi di dirlo con semplicità: credo che il Signore mi abbia mandato a voi perché vi vuole bene, e anch’io vi porto nel cuore.
Una fraternità ecclesiale come la vostra occupa un posto particolare all’interno di questo Giubileo. Ma un dono, per essere veramente tale, deve essere accolto. Anche voi siete chiamati a riconoscere e ad accogliere la grazia che il Signore vi offre attraverso la celebrazione degli ottocento anni della presenza e della testimonianza di san Francesco.
Credo che vi troviate pienamente dentro questo cammino. Siete francescani e, nello stesso tempo, portate una vocazione che si traduce in missione. È ciò che è accaduto a Francesco: la sua esperienza di fede è diventata testimonianza, annuncio, vita donata agli altri.
Nella catechesi approfondiremo gli elementi fondamentali della spiritualità francescana, vissuta da lui e trasmessa nei secoli attraverso i suoi figli spirituali, consacrati e laici. Penso in particolare al Terz’Ordine Francescano e a quel vasto popolo di Dio che continua ancora oggi a riconoscersi nel carisma del Poverello di Assisi.
Per questo desidero chiedervi: quale significato ha per voi questo Giubileo?
Vorrei che questa adorazione diventasse una sosta interiore, un tempo di ascolto e di discernimento davanti a Gesù Eucaristia. Chiediamo al Signore di farci comprendere il suo progetto su ciascuno di noi e, in modo particolare, sulla vostra fraternità.
Lo ripeto: questo Giubileo vi riguarda direttamente. Non potete rimanerne spettatori. Anche gli appuntamenti che la diocesi propone sono un segno che vi richiama a prendere coscienza della vostra identità e della vostra missione.
Qual è il volto della vostra fraternità? Quale testimonianza siete chiamati a offrire? Quale servizio vi affida oggi il Signore?
Il Giubileo serve proprio a questo: a riscoprire chi siamo e verso dove siamo chiamati a camminare.
Per questo ho desiderato ritrovarmi con voi questa sera, in un clima semplice e fraterno, per proseguire insieme il cammino che il Signore vi ha affidato.
Esiste tuttavia un rischio, lo stesso che accompagna ogni grande evento ecclesiale: il rischio della superficialità. Il rischio di vivere tutto come una formalità, lasciando che il tempo passi senza una vera conversione del cuore.
Possiamo celebrare anniversari, partecipare a incontri e iniziative, eppure rimanere sempre gli stessi. Possiamo continuare a vivere nella mediocrità, nell’incertezza, nei dubbi e nelle esitazioni.
E invece questo è un tempo di grazia. È un dono che Dio fa alla sua Chiesa.
Voi siete Chiesa. Ma all’interno della Chiesa siete anche una fraternità con una propria identità, una propria originalità e una specifica missione. Tutto questo deve essere scoperto, custodito, vissuto e trasmesso con entusiasmo, con fervore e con coraggio.
La situazione del nostro tempo, per molti aspetti, non è così diversa da quella vissuta da san Francesco. Anche oggi assistiamo a una diffusa povertà spirituale e a una crisi profonda dei valori cristiani.
Per questo siamo qui a pregare.
Vi chiedo di vivere questo momento con intensità. Non importa quanti siamo. La preghiera conserva tutta la sua forza anche quando viene elevata da una sola persona. Ciò che conta è l’apertura sincera del cuore.
Signore, oggi celebriamo il mistero della tua presenza eucaristica, il segno più grande del tuo amore.
Tu ti sei fatto uomo per noi: ed è già un mistero immenso.
Hai donato la tua vita sulla croce per la nostra salvezza: ed è un amore senza misura.
Ma nell’Eucaristia hai compiuto qualcosa di ancora più sorprendente: hai scelto di rimanere con noi, realmente presente sotto le specie del pane e del vino.
Pensare a questo suscita stupore e commozione. Tu ti fai nostro nutrimento. Ci permetti di riceverti, di accoglierti dentro di noi, di vivere della tua stessa vita.
Nel pane e nel vino consacrati è presente il tuo Corpo, il tuo Sangue, la tua Anima e la tua Divinità.
Che mistero immenso!
Quando ci nutriamo del pane materiale, siamo noi ad assimilarlo al nostro organismo. Nell’Eucaristia accade il contrario: è Cristo che assimila noi a Sé.
Per questo ogni Comunione autenticamente vissuta ci configura sempre più a Lui. Ci trasforma, ci trasfigura e ci prepara alla pienezza della vita eterna.
San Paolo ricorda che tutte le stelle brillano, ma ciascuna con una luce diversa. Così sarà anche per noi: la nostra partecipazione alla gloria di Dio dipenderà da quanto ci saremo lasciati trasformare dall’amore di Cristo.
Ecco perché l’Eucaristia quotidiana è un dono così prezioso.
Gesù, tu ci nutri, ci disseti, ci riempi della tua vita, della tua grazia, della tua luce e del tuo amore.
Di fronte a questo mistero non possiamo che sostare con stupore e gratitudine.
Tu non solo ti sei fatto uomo; non solo hai donato la tua vita sulla croce; hai voluto anche rimanere con noi nel Sacramento dell’altare perché potessimo nutrirci di Te.
Questo è anche il significato del Rosario che reciteremo tra poco.
Maria prega con noi e ci accompagna nell’adorazione. Possiamo dire che è stata la prima adoratrice di Cristo e continua a guidarci verso suo Figlio.
Anche la spiritualità francescana possiede una profonda dimensione mariana. Per questo vogliamo contemplare insieme a Lei i misteri gloriosi, lasciandoci attirare dalla gloria del Cristo risorto.
Maria vive già nella pienezza della gloria del Padre accanto al Figlio, rimanendo per sempre la donna assunta in cielo.
Viviamo tempi difficili, segnati da molte fragilità e da un evidente impoverimento spirituale. Per certi aspetti, la situazione ricorda quella che san Francesco si trovò ad affrontare nel suo tempo.
Per questo siamo chiamati a domandarci ancora una volta: qual è la nostra identità? Qual è la nostra missione? Quale testimonianza siamo chiamati a offrire?
Mettiamoci allora alla presenza del Signore con fede viva. Fissiamo il nostro sguardo su di Lui e iniziamo insieme la preghiera del santo Rosario.
Don Renzo Lavatori – 7 giugno 2026